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Quaderni giovanili 1915-1920

Giuseppe Bottai

Dalla Prefazione di Stefano Mecatti Perché “Quaderni” e non “Diario” La “grande guerra” è stata una fucina di scrittura. Come non fissare il ricordo di un evento così eccezionale? Non registrarne i momenti più significativi nell’atto stesso del loro accadere? Non costruire un colloquio almeno con se stessi, intervenendo a caldo con note giudizi riflessioni? Fu l’eccezionalità di quell’esperienza, ma anche la costrizione al silenzio a spingere i soldati a scrivere. Il 1° settembre 1915 Giuseppe Bottai appena ventenne, giunto da poco volontario al fronte, comincia a stendere quaderni che dedica alla sua giovane fidanzata Nelia Ciocca e, sia pure con interruzioni e lacune, continua a scriverli fino al 1920, coprendo l’intero arco del primo conflitto mondiale. Cosa rappresentano per lui, giovane sottotenente che dal Colle di Lana inizia il suo viaggio attraverso la guerra? Lo dice a chiare lettere sin dal frontespizio del primo quaderno: queste pagine saranno “strappi di serenità e di dolce pensiero”. Pagine, dunque, sottratte alla guerra. Ma la sua crudezza contraddice subito le sue buone intenzioni e lo scaraventa nel vivo di una sequenza bellica, ripresa quasi cinematograficamente: “Ed ecco la guerra. Rombi nell’alto, spaventosi, atroci, strazianti, voci, lunghe, strascicate, terribili, che dilaniano l’aria” (Q. 1° settembre 1915). In quel “trambusto febbrile”, in quel paesaggio di morte, l’unico esempio da seguire per contrastare l’impeto e la tensione della guerra è quello delle vette “lontane, misteriose”, che con la loro serenità “sembrano sorgere da un abisso di pace”. Solo la natura, nella sua distanza e imperturbabilità, può insegnare a resistere. L’apprendistato è difficile, anche perché la guerra, pensata come guerra di movimento, si trasforma subito in guerra di posizione e viene combattuta nelle trincee, in cui del mondo naturale non resta che la nostalgia. Non c’è scampo: la sua presenza occupa tutto il campo visivo. Si può cancellare solo con uno sforzo d’astrazione, concentrandosi mentalmente sulla natura e sull’amore. Ma a cosa danno vita questi quaderni fino ad oggi rimasti sepolti ? Compongono un giornale, un taccuino di guerra, un diario intimo e privato? I quaderni redatti dal giovane Bottai sono disomogenei. Soltanto nel ’15 e dal settembre alla fine del ’16, allorché vengono scritti al fronte, portano i segni inequivocabili di un discorso in atto, che si fa giorno dopo giorno. Paradossalmente, solo quando il fulcro del discorso è la guerra essi, seguendone il ritmo tra fatti di trincea e azioni sulla linea del fuoco, istantanee di villaggi distrutti e aneddoti eroici o banali, assumono un andamento narrativo. Dal 21 settembre 1915, quando viene ricoverato all’ospedale di Agordo, la guerra comincia a sentirsi solo direttamente negli strappi di nostalgia per i soldati o nel desiderio di tornare a combattere “lassù, tra i monti”

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9788885938090 ISBN
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